Banzi

Banzi


Banzi ci accoglie serena, adagiata com'è su una collina a 568 metri di altitudine. Anticamente chiamata Bantia o Bandusia, Banzi è uno dei paesi più antichi d'Italia. Gli insediamenti abitativi e i referti tombali più lontani nel tempo sono databili tra il IX e l'VIII secolo a.C. Era una città osco-sannita posta a capo della confederazione di pagus che caratterizzava gli insediamenti di questo territorio lucano confinante, a nord-est della regione, con il territorio appulo-dauno. Plinio il Vecchio indica nei "Bantini" uno degli undici popoli pre-romanizzati che costituiscono l'antica Lucania, regione che, con i Romani, diventerà la III regio augustea.


Tra il IV e il III sec. a.C. Bantia si adegua alle nuove esigenze politico-economiche e militari legate al crescente espansionismo romano.


Tra i referti più significativi di Bantia si segnala la Tabula Bantina Osca, una tavola delle leggi in pietra. Costituisce il secondo più corposo e significativo documento scoperto in lingua osca.


Banzi ha una ricca ed estesa domus romana -appartenuta al sacerdote Romanius-, che presenta, al suo interno, un complesso termale e un altare.


Tutti gli ambienti erano decorati con intonaci rossi e policromi. Sorgeva vicino al Templum auguraculum in terris, un tempo formato da nove cippi infissi in terra collocati secondo la traiettoria del sole e sulla cui sommità erano riportati i nomi delle divinità del pantheon osco-latino.


Nella letteratura, Bantia viene immortalata dal poeta Orazio Flacco, con questi versi: «O fons Bandusiae splendidior vitro», costituendo l'unica poesia del mondo pagano dedicata al tema della sacralità delle acque.


Il luogo in cui si trova l'antica Fons Bandusie oggi si chiama Ripa di Carnevale, perché fino a pochi anni fa veniva buttato il pupazzo di carnevale alla fine delle festività. Si tratta di un posto che sembra non appartenga al nostro tempo, dove si avverte un contatto forte con la natura. Presso la fonte scorre un piccolo ruscello, "il Banzullo" e, secondo uno studio filologico sull'etimologia del nome Bandusia, a cura di Michele Feo dell'Università di Firenze, è qui che potrebbe essere collocabile, nell'immaginario dell'epoca, il fiume Acheronte. Con la fine del Paganesimo e l'inizio del Cristianesimo questo nome malefico troverà una nuova collocazione a pochi chilometri di distanza, e cioè ad Acheruntia, l'attuale Acerenza.


Banzi ha un rapporto intimo e significativo con l'acqua: vanta ben 77 fontane utilizzate sia per abbeverare umani e animali sia per svolgere le faccende domestiche.


Quasi del tutto scomparsa dal V sec. d.C. con le invasioni barbariche prima e saracene dopo, Bantia ricompare tra le pagine della storia con la costruzione del Monastero Benedettino di Santa Maria. La costruzione religiosa fu possibile grazie alle pietre dell'antica Bantia.


La chiesa del monastero fu consacrata da Papa Urbano II nel 1089 quando, qui, si incontrò con i figli del Guiscardo e 33 vescovi del Centro-Sud Italia, per preparare i lavori del Concilio che doveva aver luogo pochi giorni dopo a Melfi. L'abbazia smise il suo servizio religioso nel 1806, anno in cui arrivarono le leggi di Murat.


La chiesa, come appare oggi, è in stile barocco-rococò mentre l'esterno è in stile romanico. Al suo interno troviamo una Madonna lignea del XIII secolo di particolare pregio, una tela Cinquecentesca di Madonna col Bambino, un prezioso cofano ricamato a mano contenente le ossa di Santa Castoressa, un affresco di frate agostiniano del 1300-1400, varie pianete di seta del XVIII secolo e un pregiato organo del 1700. Nel centro storico del paese, nei locali ristrutturati dell'antica abbazia, trova oggi collocazione il Museo Multimediale di Città Divina Bantia, dove, al primo piano, viene raccontata la vita di San Benedetto, al secondo piano, si racconta l'arte dell'ornitomanzia nel mondo Mediterraneo, dal I millennio a.C. fino alle civiltà etrusco-italiche. Molto importanti per il loro aspetto socio-culturale sull'antichità del sito, sono i referti tombali ritrovati nel corso degli ultimi due secoli e oggi rintracciabili in vari musei nazionali.


In una delle tombe è stata rinvenuta una spada con il fodero databile alla metà del quarto secolo con una fascia decorata a sbalzo. A partire dal VI sec a. C. compaiono nelle tombe intagli ottenuti lavorando l'ambra. Le tombe 419 e 239, databili alla fine del V secolo a.C., contengono una brocchetta che specifica una cerimonia di passaggio inserita in uno dei più importanti cicli festivi dedicati a Dioniso.


Banzi è oggi un piccolo paese a forte vocazione agricola con colture estensive di tipo cerealicolo e il cui territorio collinare, posto sui pendii del monte Vulture, è una delle tredici zone territoriali DOCG per il vino aglianico. Tra le sue specialità culinarie si segnalano, u cunigli chien (coniglio ripieno), i capundidd e fasul (cavatelli e fagioli), l'immancabile sozizza (salsiccia di maiale) e, in particolare, u vridett (brodetto), un brodo cucinato in periodo pasquale con asparagi e finocchietto nel quale viene cotto, a pezzi, la carne di agnello con il tuorlo d'uova.


Il 25 giugno, Banzi festeggia il Santo Patrono, San Vito; mentre il 18 agosto si tiene il corteo storico medievale che ricorda la venuta di Papa Urbano II. Da segnalare è l'evento sportivo della maratona chiamata "Sei ore dei templari", ufficialmente inserita tra le gare ufficiali internazionali delle maratone.