Acerenza

Acerenza


Su un'aspra rupe tufacea ad 833 metri di altitudine, tra il fiume Bradano ed il suo affluente Fiumarella, si erge l'antica Acheruntia.


«Vedetta lucana sulle piane appule»; «posta su un monte a guisa di un nido d'uccelli» così Orazio Flacco decantava nelle Odi questo maestoso borgo che sembra sospeso nel tempo e nella sua storia. Perché di storia è ricca Acerenza, essendo una delle città più antiche della Basilicata.


Le sue origini risalgono al Paleolitico Medio (300 000 - 35 000 a.C.)


Molte sono poi le testimonianze di epoca greca, una delle quali fu portata dal Lenormant al Louvre di Parigi. La sua posizione geografica la fece punto strategico in epoca romana e via via con i Longobardi, con i Normanni, fino ai Sanseverino, ai Ruffo, ai Morra. Una delle ipotesi sul nome "Basilicata" si deve alla sua maestosa Basilica come a dire "terra della Basilica", ovvero Basilica-regione. Tutta la storia di Acerenza rotea intorno a questo edificio romanico-gotico intitolato a Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo e fondato nell'XI secolo dal vescovo Arnaldo, sullo stile di quella benedettina di Cluny. Fu costruita sulla Cattedrale Paleocristiana eretta dove sorgeva un tempio pagano dedicato ad Ercole Acheruntino. La sua facciata, rimaneggiata sia in epoca federiciana che nel 1554, è sobria e lineare ed è ornata da un rosone sotto il quale si apre un elegante portale in pietra con decorazioni cristologiche. La basilica presenta una pianta a croce latina ed ha un interno a tre navate con statue settecentesche ed importanti tavole cinquecentesche di Antonio Stabile (la Madonna del Rosario, la Deposizione di Cristo, San Michele, San Laviero e San Canio). In una delle absidiole è conservato il simulacro e la reliquia del bastone del patrono San Canio, risalente al III sec. d.C. Il gioiello della Cattedrale è la Cripta Ferrillo del 1524: sulle sue pareti vi sono splendidi affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Nella cripta vi sono anche decorazioni marmoree e bassorilievi in puro stile rinascimentale.


All'interno della sacrestia, oltre ad un ricco patrimonio librario, emerge un busto in pietra dell'imperatore romano Giuliano l'Apostata. Un passaggio consente di girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra squadrata. Di recente sono state ritrovate le fondamenta di un battistero tardoantico - risalente al VI – VII secolo d.c.- adiacente la cattedrale.


Alla maestosa Basilica si aggiungono il castello longobardo normanno svevo –del quale sono visibili due torri, una quadrata dell'impianto longobardo ed una circolare normanno-sveva, che reca una bellissima meridiana in pietra seicentesca– e la Chiesa di San Laviero del 1065 dedicata al martire acheruntino e patrono della città di Acerenza con S. Canio e S. Mariano.


Visitando il centro storico di Acerenza sembra di essersi fermati al Medioevo: ogni pietra degli edifici e dei vicoli trasuda antichità. Tra le strade si scorgono palazzi gentilizi con portali di pregevole fattura che accompagnano il visitatore nel suo percorso durante il quale è possibile incrociare il suggestivo Arco Vosa, perfetto scenario per concerti ed esibizioni teatrali. Di fronte la torre normanno-sveva si può visitare la Casa Museo della Civiltà Contadina, ricostruzione di una antica abitazione popolare.


Affacciandoci dal Belvedere Torretta, anticamente principale punto di osservazione costruito nel 1932, possiamo perderci nell'incantevole colpo d'occhio sull'alta valle del Bradano e sull'altopiano murgiano.


Tra le tante feste che Acerenza offre, da non perdere è il corteo storico "Dai Longobardi ai Normanni – storia di una Cattedrale" che si celebra l'11 e il 12 agosto tra le strade del paese, con centinaia di figuranti e un intero coinvolgimento cittadino che ripropone mestieri d'epoca. Il 25 maggio e il primo settembre si festeggia San Canio Vescovo e Martire Patrono e Protettore della città e della Diocesi di Acerenza.


Con i suoi 3.000 abitanti, la cittadina regge la propria economia sui settori tradizionali: l'agricoltura e piccole imprese artigiane operanti nella maggioranza in attività edili, ma anche nella lavorazione del legno, del ferro e del vetro. Alcuni artigiani sono specializzati nell'arcometallurgia, studiando, prima della lavorazione, la storia e la preistoria dei metalli. Ci sono, inoltre, ottimi pittori specializzati negli affreschi realizzati con l'antica tecnica della calce stesa a fresco e poi dipinta con terre naturali e pigmenti ricavati dalle terre, in modo da imprimersi nell'intonaco fresco e rimanere indelebili nel tempo.


A pochi chilometri dal centro storico si trovano splendide masserie dove perdersi nella bellezza del paesaggio ed assaporare prodotti locali: i maccarun a desc't, maccheroni cavati con le dita, con pasta fatta di acqua e farina di grano; i tagliaridd, tagliolini tagliati con il coltello a mano; i sfugliul't, pasta sfoglia ripiena di uva passa, olio, cannella, zucchero.


Tra i salumi: le succulenti sobbressate, lardo, pancetta e la salsiccia condita con peperone dolce. I ser't d paparoul, peperoni essiccati che, fritti, vengono utilizzati come condimento per arricchire primi e secondi. Lu mastacciul, il dolce della sposa, che viene dato agli ospiti insieme alla bomboniera.


Nel territorio sono presenti anche aziende di produzione di olio extravergine di oliva al 100% e di vino.